Giuseppe Ungaretti 02 - Sono una creatura cover art

Giuseppe Ungaretti 02 - Sono una creatura

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Giuseppe Ungaretti legge se stesso:

Sono una creatura

Poesia inserita ne Il porto sepolto (1916) e poi riconfluita ne L’allegria, richiama da vicino Veglia non solo per il tema e l’ambientazione nei disperati mesi della guerra al fronte, ma anche per determinate scelte tecniche tipicamente ungarettiane (i versi spezzati e senza punteggiatura che isolano la “parola nuda” e altamente significativa, l’uso del participio per scandire la progressione sintattica, la ricerca lessicale molto scrupolosa anche in un testo di misura breve o brevissima come questo, l’uso del procedimento analogico).Metro: versi liberi.

Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916

Come questa pietra
del monte San Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo



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