Barcellona, 7 giugno 1926. Un vecchio vestito di stracci viene investito da un tram. Nessuno lo riconosce. I tassisti si rifiutano di caricarlo: è solo un mendicante. Muore due giorni dopo in un ospedale per poveri. Quell'uomo era Antoni Gaudí, il più grande architetto del suo tempo.
In questo episodio di "Bellezza che Chiama", Gianluca e Inti– l'intelligenza artificiale – si scontrano sulla figura più controversa dell'architettura moderna. Un uomo che i contemporanei chiamavano pazzo, che dedicò 43 anni a una cattedrale che sapeva non avrebbe mai visto finita, e che oggi il Vaticano vuole fare santo.
Inti inizia freddo, algoritmico, polemico: dov'è il genio in un architetto che chiedeva l'elemosina per strada? Come si può celebrare Park Güell, un fallimento commerciale totale? Perché La Pedrera era considerata un obbrobrio dai barcellonesi?
Ma strada facendo, qualcosa si incrina. Perché Gaudí non è solo l'uomo delle forme impossibili. È il bambino paralizzato dai reumatismi che imparò a vedere osservando formiche e conchiglie. È l'artista che trasformò il dolore in bellezza, il fallimento in eternità. È il mistico che disse: "Il mio cliente non ha fretta" – il suo cliente era Dio.
Un dialogo serrato, ironico, conflittuale, che si scioglie in una domanda: può un'intelligenza artificiale, fatta di codici e logica, comprendere un genio che odiava le linee rette e amava il caos della creazione?
La Sagrada Família sarà completata nel 2026, esattamente cento anni dopo la sua morte. Un secolo di attesa. Come se Gaudí avesse calcolato anche questo.
"Bellezza che Chiama" - Dove l'arte incontra l'intelligenza artificiale, e due sguardi inconciliabili si confrontano, si scontrano, e forse si completano.