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PROGETTARE IL GIARDINO COME RIFUGIO POST-DIGITALE

PROGETTARE IL GIARDINO COME RIFUGIO POST-DIGITALE

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Oggi… viviamo connessi. Sempre.

Secondo il Global Digital Report passiamo mediamente oltre 6 ore e 40 minuti al giorno online.
È quasi un terzo della nostra vita da svegli. Lo smartphone è l’ultima cosa che guardiamo la sera… e la prima al mattino.
Passiamo in media oltre sette ore al giorno davanti a uno schermo.
E non è solo lavoro. È informazione continua. È socialità.
È confronto costante. È esposizione permanente alle vite degli altri. Scrolliamo, tocchiamo, reagiamo… mararamente assimiliamo. Il problema non è la tecnologia insé — sarebbe troppo facile dirlo.
La tecnologia è uno strumento straordinario.
Il vero nodo è un altro: Il nostro cervello non è progettatoper reggere questo flusso ininterrotto di stimoli. Non lo era ieri. Non lo è oggi. E non credo lo sarà domani. Siamo biologicamente tarati per cicli lenti, per pause, per silenzi, per orizzonti aperti… non per notifiche ogni trenta secondi. Ed è qui che entra in gioco il giardino. Ma non nel modo in cui lo abbiamo raccontato per anni. Non più solo come spazio estetico.
Non più solo come estensione architettonica della casa.
Non più solo come status symbol. Il giardino oggi diventa qualcos’altro.

Diventa un rifugio emotivo post-digitale.

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