La situazione relativa al caso Venezuela si sta facendo, nelle ultime ore, sempre più intricata e tesa. Cerchiamo di capirne gli aspetti principali, cogliendo gli antefatti dietro questo grande subbuglio.
ULTERIORI APPROFONDIMENTI (NON INCLUSI NELL'EPISODIO PER MOTIVI TECNICI RELATIVI AL LIMITE DI TEMPO):
In collaborazione con le forze armate britanniche, il Comando Meridionale americano ha sequestrato in acque internazionali le petroliere russe Marinera (ex Bella 1) e M/T - Sofia. Un abbordaggio che costituisce una violazione della Convenzione dell'Onu sulle leggi del mare del 1982, secondo quanto denunciato dal ministero dei Trasporti di Mosca. La Russia, che alla riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza ONU aveva espresso con particolare veemenza la sua condanna all’azione statunitense in Venezuela, viene coinvolta direttamente nella vicenda, e provocata esplicitamente al culmine di una situazione di instabilità geopolitica nella regione latinoamericana dalle radici molto lontane nel tempo, che in questo modo si sta sempre più esacerbando.
L’imbarcazione è stata inserita dal 2024 nella lista delle imbarcazioni sanzionate per il trasporto di petrolio iraniano e per presunti legami con reti di finanziamento del terrorismo.
É nel mirino, come tante altre intercettate e sequestrate, della più vasta operazione Southern Spear, lanciata dal tycoon contro il narcotraffico (quella di cui parlavamo anche nell’episodio), veniva seguita dalla guardia costiera americana dal 21 Dicembre, che l’aveva intercettata mentre si dirigeva verso il Venezuela per caricare greggio da importare in Russia (violando le sanzioni americane) e l’aveva poi persa di vista.
“L'operazione rientra negli sforzi internazionali per contrastare l'elusione delle sanzioni", commenta il ministro britannico della Difesa, John Healey, evidenziando come la petroliera battente bandiera russa avesse una "storia nefasta".
Ancora una volta, la violazione del diritto internazionale viene dunque legittimata, questa volta anche dall’Europa con chiarezza.
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