• Ventinovesima puntata - Parashat Terumah - Il corpo come Mishkan: prendersi cura di sé come atto di Emunah.
    Feb 20 2026
    Parashat Terumah – Il mio corpo è un Mishkan?

    In questa puntata parto da una consapevolezza personale: il corpo è una creazione meravigliosa di HaShem. Ogni organo funziona con un’intelligenza che non abbiamo progettato noi. Ogni respiro è un dono.

    La Parashat Terumah descrive nei minimi dettagli la costruzione del Mishkan, la dimora della Shekhinah. Ma i Maestri insegnano che quel Santuario può essere letto anche come il modello dell’essere umano.

    Rabbeinu Bachya vede il Santo dei Santi come il cuore.
    Rav Moshe Alshich insegna che l’uomo stesso è un Mishkan.
    Rav Chaim of Volozhin parla dell’uomo come “mikdash me’at”.
    Rav Tzadok HaKohen of Lublin collega i nostri organi alle mitzvot.

    Ogni scelta ha un effetto. Ma sopra ogni cosa c’è l’emunah: HaShem Itbarach agisce sempre per il bene.

    Se il Mishkan richiedeva cura, precisione e responsabilità, cosa dice questo del modo in cui tratto il mio corpo?
    Sto vivendo come se il mio corpo fosse davvero una dimora della Shekhinah?

    SHABBAT SHALOM

    Nel mio sito trovate i link ai riferimenti dei Rabbini citati
    https://arielshimonaedith.wixs...
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    10 mins
  • Ventottesima puntata - Parashat Mishpatim, non seguire la maggioranza per fare il male
    Feb 13 2026
    Riflessione su Shemòt / Esodo 23:1–5
    “Non porre la tua mano con il malvagio” (Shemòt 23:1).
    La Torah non parla solo di un gesto fisico. Parla di alleanze invisibili.
    Non unire la propria mano al male significa non diventare complici, nemmeno nel silenzio.
    Subito dopo ammonisce:
    “Non seguire la maggioranza per fare il male” (23:2).
    La verità non si misura con la maggioranza.
    Anche se molti scelgono una strada, ciascuno resta responsabile della propria scelta.
    Hillel insegna in Pirkei Avot 2:5:
    “B’makom she-ein anashim, hishtadel lihyot ish” —
    “In un luogo dove non ci sono uomini degni, sforzati di essere un uomo.”
    Essere “ish” non significa dominare, ma assumersi responsabilità morale.
    Avere il coraggio dell’integrità quando l’ambiente la smarrisce.
    Infatti il versetto prosegue dicendo nè fare falsa testimoniana in una causa appoggiandoti alla maggioranza che secondo te pronuncia giudizio ingiusto, in modo da torcere il giudizio.
    E poi in maniera sorprendente : Non essere parziale a favore del povero nel giudizio.
    Quante volte ci capita di vedere questo comportamento?

    Se incontri l’asino del tuo nemico smarrito, restituiscilo.
    Se vedi l’animale di chi ti odia crollare sotto il peso, aiutalo a rialzarsi (23:4–5).
    Non è solo una legge sulla proprietà.
    È una disciplina del cuore.
    Nachmanide insegna che questi precetti educano l’anima:
    aiutare il nemico spezza l’odio, restituisce equilibrio, ricostruisce umanità.
    L’azione esteriore modella l’interiorità.
    La Torah non chiede soltanto di evitare l’ingiustizia.
    Chiede di diventare persone che non si lasciano trascinare,
    che non si piegano al gruppo,
    che trasformano il risentimento in responsabilità.
    La giustizia, allora, non è solo un verdetto.
    È una forma di santità.
    È il coraggio silenzioso di scegliere il bene, anche quando siamo in pochi a farlo.
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    8 mins
  • Ventisettesima puntata - Parashat Ytrò, il padre di Tzipporà
    Feb 6 2026
    Il nome di Ytrò compare per la prima volta quando Moshè conducendo il gregge, oltre il deserto, giunge al monte di Dio, a Khorev.
    Ma abbiamo già conosciuto il suocero di Moshè nel momento in cui Moshè fugge dall’Egitto e si ferma a Madian, al pozzo incontra le figlie del sacerdote madianita, ne abbevera il gregge e vine quindi invitato dal sacerdote ad unirsi a loro. Prenderà in moglie una delle figlie del sacerdote madianita: Tzipporà.
    La coraggiosa sposa che circoncise il proprio figlio, mentre, a seguito dell’incontro con Hashem stavano tornado in Egitto, nella notte in un luogo in cui poterono fermarsi, l’angelo tentò di far morire Moshè perché egli non aveva circonciso suo figlio.
    Da Rashi commento all’Esodo (ed Marietti 1820 p.32)
    Apprendiamo da una Baraità che R. Jose disse: “Dio ne guardi Moshè non fu trascurato nell'eseguire la circoncisione; egli pensava: "Se lo circoncido subito e mi metto in viaggio il bambino
    sarà esposto a pericoli per tre giorni. Se però io aspetto tre giorni non obbedisco al Santo Benedetto che mi ha comandato: - Va' ritorna in Egitto.-”
    Perché allora fu considerato meritevole di morire? Perché egli diede precedenza alle faccende relative alla sua prima tappa di viaggio.
    L'angelo si trasformò in un serpente che cominciò ad ingoiare Mosè dalla testa fino all’anca e, dopo averlo rimesso fuori, torna ad ingoiarlo dai piedi sino all'anca (cioè all'altezza del membro).
    Tzipporà allora capì che ciò era avvenuto a causa del rinvio della circoncisione.
    Talmud babilonese Nedarim 32a e Esodo Rabbah V,8

    Tzipporà è una delle grandi donne d’Israele, comprese e accettò il Patto con il signore di Abramo, Isacco, Israele. Non ebbe esitazione e salvò Moshè, il proprio sposo.
    Da lei conosciamo la forza di chi sceglie di essere Madre d’Israele.

    Siamo nella porzione in cui il popolo ebraico riceve la Torah, l’intera Torah. Ognuno di noi, ogni anno leggendo il dono della Torah è esattamente lì con il popolo, il tempo come lo conosciamo si annulla e si contrae per riportarci lì.
    Con i figli d’Israele uscì un miscuglio di popolazioni composte da proseliti, lo capiamo da Shemot/Esodo 12, 38 come viene spiegato da Rashi. La questione resta aperta e controversa.

    Quello che impariamo è che perché avvenga il dono della Torah occorrono gher come Tzipporà e Ytrò che scelgono di abbandonare l’idolatria, il politeismo, che esplicitamente e con determinazione scelgono il Dio di Abramo Isacco, Giacobbe, il Dio che ha liberato Israele dalla schiavitù egiziana.

    Vi lascio all’ascolto

    Shabbat Shalom
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    13 mins
  • Ventiseiesima puntata - Beshalach. "Cantate ad Hashem, poiché è stato immensamente grandioso, cavallo e cavaliere ha gettato in mare!"
    Jan 30 2026
    La parola BeShallach da cui il titolo della Parashat significa letteralmente “quando egli mandò” o “quando lasciò andare”
    Il termine deriva dalla radice שלח shin lamed chet che significa mandare o inviare ha diversi significati profondi nella tradizione ebraica, sia linguistici che spirituali.

    1. Inviare/Mandare in Missione
    Il significato più diretto è mandare o inviare. Nella Bibbia, chi è "mandato" spesso riceve una
    missione o un incarico da parte di Dio o di una figura autorevole. Ad esempio, Mosè viene "inviato" dal Signore dal roveto ardente a liberare Israele. La radice esprime quindi fiducia e compito.


    2. Libertà e Distacco
    Nella parashah
    BeShallach, il riferimento è al Faraone che "lascia andare" il popolo. Qui non significa concedere la libertà, sciogliere i vincoli. La Mishnah usa la stessa radice per il "divorzio" - get גט שליחין cioè, la liberazione dal legame matrimoniale Gittin 1:1.

    3. Distacco per una Causa Superiore

    Nel pensiero chassidico e nelle opere di Mussar, viene identificato anche con il lasciare andare ciò che ci trattiene (paure, limiti, abitudini negative) per avanzare verso una meta elevata. Uscire dall'Egitto personale" richiede - sapersi liberi e orientarsi al futuro.

    4. Rappresentanza e Delegazione

    "שליח" La Mishnah parla di (shaliach, 'inviato' o ‘messaggero'): chi agisce al posto di un altro, sottolineando il senso di fiducia e responsabilità affidata a qualcuno
    Kiddushin 2:1.
    In sintesi:
    שליח racchiude l'idea di spingere verso il cambiamento, conferire fiducia, compiere una missione e liberare per qualcosa di più alto. Il suo senso spirituale racchiude l'idea di spingere verso il cambiamento, conferire fiducia, compiere una missione e liberare per qualcosa di più alto. Il suo senso spirituale è l'invito a lasciar andare le proprie "schiavitù" interiori per diventare artefici della
    propria redenzione e messaggeri di una missione divina.

    Sono debitrice per questa riflessione a questo bellissimo brano che vi consiglio di leggere
    https://breslev.com/345903/

    La Cantica di Moshè si trova in Shemòt/Esodo 15, 1 - 19

    Quella di Miriam Shemòt/Esodo 15, 20 - 21

    Da dove impariamo che “Per merito delle donne virtuose di quella generaizone gli erbei furono redenti dall’Egitto”? Trattato Sotà 11b Talmud Babilonese per chi possiede la traduzione in italiano del progetto Talmud la trovate a pag 107

    Invitando a gioire con il popolo ebraico che loda Hashem

    Shabbat Shalom
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    10 mins
  • Venticinquesima puntata - Parashat Bo, il tempo che ci libera.
    Jan 23 2026
    Siamo nella Parashat dell'uscita dall'Egitto, qui viene data inducazione per la Pesach...si tratta di un momento fondamentale.
    Oggi io desiderio puntare la mia attenzione su una cosa: il tempo.
    In questa Parashat viene data al popolo ebraico l'indicazione di come contare i mesi, riconoscere ed imparare a determinare il capo mese.
    Si tratta di una mitzvah, un precetto fondamentale che determina il momento nel quale il rapporto col tempo viene cambiato completamente.
    In Shemot 12, 2 vediamo che la parola לכם compare due volte per mettere in risalto il nuovo rapporto tra gli ebrei e il tempo. Quando erano schiavi, appartenevano ai loro padri che determinavano il loro tempo, da questo momento gli ebrei sarebbero stati padroni del loro tempo, unico loro signore Hashem (Sforno).
    Quanto bisogno abbiamo noi oggi di liberarci dalla schiavitù della pessima gestione del nostro tempo?
    Quanto è fondamentale per noi sempre riconoscere la Santità del tempo perché impariamo a distinguere la libertà del tempo separato dalla schiavitù del tempo ordinario?

    Shabbat Shalom
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    9 mins
  • Ventiquattresima puntata Vaerà “Vi libererò… Vi salverò… Vi redimerò… Vi prenderò…”
    Jan 16 2026
    Siamo chiamati ad uscire dalla schiavitù, non solo quella che ci viene imposta dall'esterno ma anche quella che imponiamo a noi stessi, ogni giorno.
    Un intenso percorso che non è mai compiuto ma che attraverso l'incontro con Hashem rende evidente la differenza tra schiavitù e libertà.
    Perché sembra molto più facile restare schiavi delle cattive abitudini, della pigrizia, della superficialità, del potere...che essere liberi facendo quello che Hashem ci chiede di fare e non facendo ciò che ci chiede di non fare.

    Shabbat Shalom
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    10 mins
  • Ventitresima puntata Shemot: la forza dei bambini, la fede nel futuro.
    Jan 9 2026
    Shemot, che significa Nomi è il secondo libro della Torah.
    Viene tradotto Esodo.
    Di cosa parla la prima porzione di questo libro?
    Vi invito a leggerla e soprattutto a lasciare che vi interroghi e che vi provochi, che vi faccia venire il desiderio di conoscere Hashem, di provare a conoscere il meraviglioso popolo che non può fare a meno d'essere il Suo: Israele.
    Contraddizioni, dolori, gioie, forza, passione, resistenza...tutto ciò che abita la Vita è nella Torah, scritta e orale...nel dialogo ininterrotto che il popolo ebraico ha con Hashem.

    SHABBAT SHALOM
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    14 mins
  • Ventiduesima puntata Khayè Sarà, lui è la mia casa, Lui è la nostra casa.
    Nov 14 2025
    In pochi versi, Bereshit/Genesi 24, 63-67, troviamo la dimensione dell'unione tra uomo e donna, la scelta di essere casa per il Signore.
    Noi siamo casa per Lui quando siamo disposti ad unirci, l'un l'altra e a rinunciare ad essere per noi stessi impariamo ad essere per l'altro o l'altra da noi.
    L'accettazione della differenza, la comprensione del nostro bisogno di qualcuno che è completamente altro da noi, per accogliere Dio nella nostra vita.
    Per poter essere casa per noi e per Lui.

    Shabbat Shalom

    Qualche consiglio di lettura se volete oltre alla Torah

    https://it.chabad.org/library/...

    https://www.chabad.org/library...

    https://www.chabad.org/parshah...
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    11 mins