Due località sciistiche svizzere hanno conquistato gli onori della cronaca in questo inizio 2026. Cras Montana per il tragico epilogo del veglione di Capodanno che vi si stava svolgendo e per gli strascichi giudiziari che ne sono conseguiti. Poco dopo si è cominciato a parlare di Davos, ma in questo caso si tratta di un evento ricorrente. Ogni anno, infatti, in questo periodo la fondazione World Economic Forum organizza un incontro in cui imprenditori, manager di multinazionali, capi di Stato e di governo si riuniscono per affrontare le principali questioni di attualità. I lavori si svolgono in pochi giorni e coerentemente con il motto della fondazione «Committed to improving the state of the world». Tale istituzione è nata nel 1971, in un'epoca in cui la Guerra Fredda attraversava il periodo della distensione, le istituzioni comunitarie europee andavano consolidandosi e inizialmente si chiamava European Management Forum. Negli anni Ottanta le prime avvisaglie del tracollo dell'Unione Sovietica, tra riforme economiche e guerra in Afghanistan, portarono la fondazione nel 1987 a mutare nome, proponendosi come World Economic Forum, proiettandosi già verso il mondo unipolare che sarebbe sorto di lì a poco all'insegna dell'american way of life. Questa nuova dimensione dell'organizzazione ancora presieduta da Schwab fu immediatamente palese, poiché negli anni seguenti la tribuna dei relatori del summit annuale vide momenti di dialogo e di pacificazione davvero eclatanti. Dai sudafricani Mandela e de Klerk che pongono fine davanti al mondo al regime segregazionista dell'apartheid, a Peres e Arafat che portano avanti il dialogo per la soluzione del conflitto israelo-palestinese. A suggello della rilevanza acquisita, il World Economic Forum avrebbe goduto fino al 2012 dello status di osservatore presso il Consiglio economico e sociale dell'ONU. È cronaca odierna invece il clamoroso intervento a Davos di Donald Trump pochi giorni or sono: ancora un attacco agli Stati membri della NATO, accusati non solo di non sostenere in maniera adeguata le spese dell'apparato militare congiunto, ma anche di avere partecipato alle operazioni in Afghanistan lontano dalla prima linea. Accusa grave quest'ultima che ha portato alle rimostranze ufficiali dei governi chiamati in causa ed ha offeso le famiglie delle vittime di quel conflitto, anche in Italia. Davos è la parola al centro del podcast Tabula Mundi, firmato e prodotto da Massimo Mamoli, direttore de L'Arena, Bresciaoggi e direttore editoriale de La Gazzetta di Mantova. È l'appuntamento per ascoltare e leggere il presente attraverso la storia. Tabula Mundi si ascolta gratuitamente sulle piattaforme streaming (tra le quali Spotify e Apple music) ma anche sui siti dei giornali del gruppo Athesis (alla sezione podcast).
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