Nel secondo capitolo gli autori (Tabellini et al., 2026) sostengono che la frammentazione politica e la diffusione di nuclei familiari ristretti abbiano avvantaggiato l'Europa rispetto alla Cina, dove invece prevalsero famiglie allargate organizzate in clan e un potere politico fortemente centralizzato. In particolare, anche per effetto dell'opposizione della Chiesa cattolica, in Europa vennero vietati i matrimoni tra consanguinei: ne derivarono famiglie mediamente più piccole di quelle cinesi. Di conseguenza, mentre in Cina i doveri di solidarietà sociale erano assolti essenzialmente dalla famiglia estesa e dai clan, in Europa fu necessario creare nuove istituzioni — tra cui le corporations — chiamate anche a compensare la minore solidarietà derivante dal venir meno delle famiglie allargate. Gli autori osservano inoltre che in Cina il governo centrale ebbe un peso assai maggiore, rispetto ai governi occidentali, nella dinamica dell'innovazione tecnologica e della conoscenza scientifica. Finché le dinastie cinesi sostennero l'innovazione — ossia fino a circa il 1300 — si registrarono importanti scoperte; in seguito, l'avvicendamento dinastico comportò un accentuato conservatorismo. Emblematico è il caso delle esplorazioni marittime: già nel 1405 i cinesi avevano avviato viaggi intercontinentali con navi oceaniche capaci di raggiungere l'Africa orientale, ma tale impresa non ebbe seguito per l'opposizione del potere centrale, più interessato a mantenere il controllo sulla popolazione che a scoprire nuove aree geografiche. In Europa, al contrario, i re e i governanti non consideravano il sapere tecnico-scientifico una prerogativa esclusiva del potere centrale; anzi, promuovevano una certa libertà — pur sempre limitata — di intellettuali, scienziati, letterati e artisti, accogliendone le accademie e favorendo le università. Inoltre, quando uno studioso non si trovava a proprio agio presso un signore, un re o una corte, aveva spesso la possibilità di trasferirsi altrove, come accadde a Giordano Bruno, precursore della figura dell'intellettuale-scienziato moderno europeo. A mio avviso, tuttavia, nel confronto tra Europa e Cina gli autori trascurano il ruolo dei banchieri e dei mercati finanziari. Se infatti gli innovatori, gli scienziati e gli esploratori europei ebbero maggiori opportunità rispetto a quelli cinesi, ciò non dipese soltanto dalla presenza di regnanti benevoli, ma anche dalla possibilità di attingere ai mercati finanziari e ai capitali dei banchieri. Commercianti, inventori, ingegneri e scienziati potevano finanziare le proprie imprese attraverso le banche e i mercati dei capitali, dando vita a una serie di strumenti — anche giuridici — che ebbero un ruolo rilevante nella nascita del diritto dei brevetti e del copyright, istituti che in Cina non si svilupparono. La critica che rivolgo agli autori è dunque quella di non aver considerato il ruolo dei mercati dei capitali e delle banche, tanto nel sostenere l'innovazione tecnologica quanto nel produrre la grande divergenza. Tabellini, G., Mokyr, J., & Greif, A. (2026). Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina. EGEA spa.
Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/book-review--4578432/support.
Show More
Show Less