Episodes

  • Angelo Leogrande-Intermediare il Relazionale nella Dinamica della Divergenza
    Jul 13 2026
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    19 mins
  • Angelo Leogrande-Il Capitale Istituzionale
    Jul 12 2026
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    45 mins
  • Angelo Leogrande-Le Conseguenze Economiche delle Scelte Morali
    Jul 12 2026
    Nel quarto capitolo del volume di G. Tabellini, J. Mokyr e A. Greif, Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina (EGEA, 2026), gli autori analizzano le profonde differenze culturali e istituzionali che hanno caratterizzato lo sviluppo dell’Europa occidentale e della Cina.Secondo gli autori, nel mondo occidentale la Chiesa cattolica ebbe un ruolo determinante nella formazione di alcune condizioni che avrebbero successivamente favorito l’individualismo, una maggiore autonomia delle donne e lo sviluppo di organizzazioni corporative. Queste ultime costituirono un modello importante per la nascita di istituzioni laiche, associazioni e forme di autogoverno cittadino. La Chiesa contribuì inoltre, direttamente o indirettamente, alla formazione delle prime città libere in senso moderno.In Cina, invece, tra le diverse correnti filosofiche e religiose che ne hanno segnato la storia, il confucianesimo assunse una posizione predominante. Esso divenne il principale riferimento morale sia nella vita delle famiglie e dei clan sia nell’amministrazione dello Stato. I funzionari pubblici venivano infatti selezionati attraverso un articolato sistema di esami, nei quali i candidati dovevano dimostrare una conoscenza approfondita dei testi confuciani e della loro interpretazione.Un’ulteriore differenza riguardava la condizione delle donne e, in particolare, il matrimonio. In Europa, almeno sul piano formale, era richiesto il consenso della donna affinché il matrimonio fosse considerato valido. Nella società cinese, invece, le decisioni matrimoniali erano generalmente affidate al capofamiglia e il consenso della donna non rappresentava un requisito essenziale.Gli autori evidenziano anche il diverso rapporto delle due società con il passato. In Cina il culto degli antenati aveva un’importanza centrale e contribuiva a rafforzare l’autorità degli anziani e la continuità dei clan. In Europa, al contrario, il legame con il passato era meno vincolante e risultava maggiormente ammessa la possibilità di mettere in discussione la tradizione. Questo atteggiamento avrebbe favorito lo sviluppo di una cultura più aperta al cambiamento e all’innovazione tecnologica.I due modelli presentavano vantaggi e limiti differenti. La struttura europea, più instabile e conflittuale, incentivò la ricerca di nuove soluzioni politiche, economiche e tecnologiche. La società cinese, fondata sulla continuità, sull’autorità degli anziani e sulla limitata contestabilità delle decisioni, garantì invece una maggiore stabilità, ma mostrò una minore propensione a mettere in discussione l’ordine tradizionale.Nel corso del Novecento, tuttavia, anche la Cina abbandonò almeno in parte il tradizionale riferimento al confucianesimo, adottando il marxismo e, successivamente, il maoismo come principali fondamenti ideologici dello Stato. Questo cambiamento modificò profondamente anche il rapporto con il passato e con il culto degli antenati, considerati incompatibili con il nuovo progetto rivoluzionario.

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    34 mins
  • Angelo Leogrande-La Forza dei Legami Sociali Deboli
    Jul 11 2026
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    29 mins
  • Angelo Leogrande-Banchieri e Mercati Finanziari nella Grande Divergenza
    Jul 11 2026
    Nel secondo capitolo gli autori (Tabellini et al., 2026) sostengono che la frammentazione politica e la diffusione di nuclei familiari ristretti abbiano avvantaggiato l'Europa rispetto alla Cina, dove invece prevalsero famiglie allargate organizzate in clan e un potere politico fortemente centralizzato. In particolare, anche per effetto dell'opposizione della Chiesa cattolica, in Europa vennero vietati i matrimoni tra consanguinei: ne derivarono famiglie mediamente più piccole di quelle cinesi. Di conseguenza, mentre in Cina i doveri di solidarietà sociale erano assolti essenzialmente dalla famiglia estesa e dai clan, in Europa fu necessario creare nuove istituzioni — tra cui le corporations — chiamate anche a compensare la minore solidarietà derivante dal venir meno delle famiglie allargate. Gli autori osservano inoltre che in Cina il governo centrale ebbe un peso assai maggiore, rispetto ai governi occidentali, nella dinamica dell'innovazione tecnologica e della conoscenza scientifica. Finché le dinastie cinesi sostennero l'innovazione — ossia fino a circa il 1300 — si registrarono importanti scoperte; in seguito, l'avvicendamento dinastico comportò un accentuato conservatorismo. Emblematico è il caso delle esplorazioni marittime: già nel 1405 i cinesi avevano avviato viaggi intercontinentali con navi oceaniche capaci di raggiungere l'Africa orientale, ma tale impresa non ebbe seguito per l'opposizione del potere centrale, più interessato a mantenere il controllo sulla popolazione che a scoprire nuove aree geografiche. In Europa, al contrario, i re e i governanti non consideravano il sapere tecnico-scientifico una prerogativa esclusiva del potere centrale; anzi, promuovevano una certa libertà — pur sempre limitata — di intellettuali, scienziati, letterati e artisti, accogliendone le accademie e favorendo le università. Inoltre, quando uno studioso non si trovava a proprio agio presso un signore, un re o una corte, aveva spesso la possibilità di trasferirsi altrove, come accadde a Giordano Bruno, precursore della figura dell'intellettuale-scienziato moderno europeo. A mio avviso, tuttavia, nel confronto tra Europa e Cina gli autori trascurano il ruolo dei banchieri e dei mercati finanziari. Se infatti gli innovatori, gli scienziati e gli esploratori europei ebbero maggiori opportunità rispetto a quelli cinesi, ciò non dipese soltanto dalla presenza di regnanti benevoli, ma anche dalla possibilità di attingere ai mercati finanziari e ai capitali dei banchieri. Commercianti, inventori, ingegneri e scienziati potevano finanziare le proprie imprese attraverso le banche e i mercati dei capitali, dando vita a una serie di strumenti — anche giuridici — che ebbero un ruolo rilevante nella nascita del diritto dei brevetti e del copyright, istituti che in Cina non si svilupparono. La critica che rivolgo agli autori è dunque quella di non aver considerato il ruolo dei mercati dei capitali e delle banche, tanto nel sostenere l'innovazione tecnologica quanto nel produrre la grande divergenza. Tabellini, G., Mokyr, J., & Greif, A. (2026). Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina. EGEA spa.

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    32 mins
  • Angelo Leogrande-Innovazione, Istituzioni, Organizzazioni nella Divergenza tra Cina e Europa
    Jul 9 2026
    In questo podcast analizzo una parte del secondo capitolo del volume di Tabellini, Mokyr e Greif, Due strade verso la prosperità. Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina (EGEA, 2026). In questo capitolo gli autori esaminano le principali spiegazioni della cosiddetta Grande Divergenza, affrontando temi quali le istituzioni, il ruolo dello Stato, la cultura, il capitale umano, l'innovazione tecnologica e l'urbanizzazione.Gli storici economici sembrano concordare sul fatto che, tra l'anno 1000 e il 1800, la Cina abbia mantenuto un vantaggio tecnologico fino a circa il 1300. Successivamente il ritmo delle innovazioni rallentò progressivamente e, a partire dal Cinquecento, il processo innovativo si arrestò quasi del tutto. In Europa, invece, le innovazioni tecnologiche e l'accumulazione del sapere scientifico continuarono a rafforzarsi, ponendo le basi per una serie di profonde trasformazioni: la rivoluzione scientifica, la rivoluzione industriale e le rivoluzioni politiche.Gli autori richiamano inoltre alcune analisi quantitative che mettono in discussione la convinzione secondo cui le città cinesi fossero sistematicamente più grandi e popolose di quelle europee. I dati riportati mostrano infatti che, nel periodo considerato, in Europa il numero di città con oltre 10.000 e oltre 40.000 abitanti era significativamente superiore rispetto alla Cina, suggerendo un livello di urbanizzazione più diffuso di quanto comunemente si ritenga.Un altro elemento che, secondo gli autori, avrebbe favorito la divergenza tra Europa e Cina è il cosiddetto modello europeo del matrimonio. In Europa la formazione della famiglia avveniva in misura maggiore al di fuori della famiglia d'origine e dava vita a nuclei familiari relativamente piccoli, composti essenzialmente dai coniugi e dai figli. In Cina, invece, prevalevano famiglie allargate inserite in clan più ampi, accomunati da una stessa linea patriarcale. Secondo gli autori, questa diversa struttura familiare avrebbe favorito in Europa una forma di controllo "naturale" della natalità, mentre in Cina il contenimento della crescita demografica fu spesso perseguito attraverso interventi imposti dall'autorità centrale o determinati dalle difficili condizioni di vita.Infine, il capitolo evidenzia una differenza significativa nella capacità fiscale dei due contesti. Sebbene la Cina fosse più estesa e popolosa dei singoli Stati europei, questi ultimi si dimostrarono molto più efficienti nella riscossione delle imposte. Una maggiore capacità di raccogliere risorse fiscali consentì agli Stati europei di finanziare istituzioni, amministrazioni ed eserciti con maggiore efficacia, contribuendo così al processo di sviluppo che caratterizzò il continente.

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    18 mins
  • Angelo Leogrande-Distruzione e Progresso nella Dinamica dell'Occidente
    Jul 8 2026
    Tra il 1000 e il 1700-1800 circa, il rapporto tra Europa e Cina si è progressivamente rovesciato. Per gran parte di questo periodo, la civiltà cinese fu superiore a quella europea sotto molti aspetti: economico, tecnologico, amministrativo e culturale. A partire dalla Rivoluzione industriale, tuttavia, questo equilibrio cambiò radicalmente. Nel corso del XVIII e XIX secolo, il PIL pro capite britannico crebbe fino a raggiungere circa 3.000 dollari, mentre quello cinese declinò verso i 500 dollari. Nello stesso periodo, anche Paesi Bassi, Italia e Spagna superarono la Cina in termini di PIL pro capite. Dalla fine della dinastia Song, la Cina entrò gradualmente in una fase di rallentamento tecnologico e scientifico, che nel lungo periodo contribuì anche a un indebolimento economico e statale, culminato nelle umiliazioni subite tra Ottocento e Novecento. Dal mio punto di vista, le ragioni del successo europeo vanno ricercate soprattutto in fattori culturali e valoriali. Gli europei non disponevano necessariamente di risorse o condizioni iniziali superiori rispetto ai cinesi, fatta eccezione per alcuni elementi specifici, come la maggiore disponibilità di carbone in determinate aree. Tuttavia, è necessario considerare anche altri aspetti. Tra il 1000 e il 1800, gli europei combatterono più di 450 guerre, mentre i cinesi ne affrontarono circa 91. È quindi davvero corretto sostenere che lo Stato cinese non abbia svolto adeguatamente il proprio ruolo? Se uno dei compiti fondamentali dello Stato è garantire stabilità alla popolazione, allora il caso cinese merita una valutazione più sfumata. Allo stesso modo, se l’Europa riuscì a imboccare la strada della Rivoluzione industriale anche grazie alla competizione politica, militare ed economica tra Stati, occorre chiedersi quale sia stato il prezzo pagato in termini di guerre, instabilità e conflitti.


    Reference: Tabellini, G., Mokyr, J., & Greif, A. (2026), Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina, EGEA.

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    43 mins
  • Angelo Leogrande-Signorie e Governi Tribali tra Cina ed Europa
    Jul 6 2026
    Tabellini, Mokyr e Greif, in Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina, propongono una lettura della divergenza tra Europa e Cina fondata sul diverso ruolo delle istituzioni. Secondo gli autori, a partire dal Medioevo l’Europa avrebbe privilegiato le corporations come forma istituzionale dominante, mentre la Cina avrebbe fatto leva soprattutto sui clan. In termini generali, condivido l’idea che il divario tra Europa e Cina possa essere spiegato anche attraverso fattori istituzionali, come suggerito da Douglass North e Daron Acemoglu, o attraverso l’economia della cultura, come indicato da Alberto Bisin. Tuttavia, trovo meno convincente la contrapposizione netta tra Europa delle corporazioni e Cina dei clan. Anche in Europa, infatti, i clan familiari hanno avuto un ruolo centrale. Basti pensare alle signorie italiane dell’Umanesimo e del Rinascimento, spesso governate da famiglie che esercitavano il potere secondo logiche dinastiche e claniche. Lo stesso vale per le grandi famiglie romane impegnate nella competizione per il controllo della sede papale, per le famiglie veneziane che si alternavano nelle dinamiche politiche della Repubblica, e più in generale per molte monarchie europee, fondate su continuità dinastiche e reti familiari di potere. Inoltre, il fatto che un’istituzione assuma la forma di una corporation non garantisce automaticamente che essa favorisca innovazione, apertura culturale o sviluppo economico. Per questo motivo, pur riconoscendo l’importanza della prospettiva istituzionale, mi sembra che la tesi proposta dagli autori sia insufficiente a spiegare un fenomeno così vasto e complesso come la Grande Divergenza tra Europa e Cina. Reference: Tabellini, G., Mokyr, J., & Greif, A. (2026). Due strade verso la prosperità: Mille anni di cultura e istituzioni in Europa e in Cina. EGEA spa.

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    31 mins