C'è una parola che ritorna continuamente nella medicina cinese e che viene quasi sempre fraintesa: Qi.
Tradotta frettolosamente come "energia vitale", finisce per suonare astratta, spirituale, difficile da prendere sul serio. In questo terzo episodio del Salotto del Riflesso Lago la smontia e la riconstruiamo da capo, per quello che è davvero.
Il Qi non è un concetto mistico.
È tutto. È l'organo, è il sangue, è l'aria che respiriamo, è il pensiero. È materia in diversi gradi di condensazione: densa negli organi, rarefatta nel pensiero. E la filosofia taoista lo colloca esattamente in quello strato intermedio tra spirito e corpo fisico: la materia sul punto di manifestarsi. Una definizione che, una volta capita, cambia completamente il modo in cui si guarda alla salute.
Esploriamo le diverse qualità di Qi che la medicina cinese distingue (dal Qi originario ereditato dai genitori a quello difensivo che percorre la superficie del corpo giorno e notte) e arriviamo alla domanda che conta davvero: cosa succede quando il Qi si blocca?
La risposta parla un linguaggio sorprendentemente concreto: frustrazione, irritabilità, depressione, tensioni muscolari, disturbi del sonno tra l'una e le tre di notte, ciclo mestruale doloroso, problemi digestivi.
Sintomi che la medicina occidentale spesso tratta separatamente e che la medicina cinese riconduce a un'unica radice: la stasi del Qi del fegato, l'organo deputato a mantenere l'energia fluente e ordinata nel corpo.
Perché il corpo non si ferma alla biologia.