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Mistici Poeti e Giullari

Mistici Poeti e Giullari

Written by: Francesco Sartori
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Le più belle opere di mistici, poeti e letterati raccontate da narratori professionisti.

Un fratello chiese ad Abba Poemen: «Che devo fare per trovare la pace?»L’anziano rispose: «Inizia da ciò che è piccolo. Se non puoi tacere tutto, taci una parola. Se non puoi amare tutti, ama chi ti sta davanti. La pace non viene da ciò che fai, ma da ciò che lasci cadere dalle mani.»


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Spirituality
Episodes
  • Giuseppe Ungaretti 04 - La madre
    May 4 2026
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso 04

    La madre

    E il cuore quando d'un ultimo battito
    avrà fatto cadere il muro d'ombra
    per condurmi, Madre, sino al Signore,
    come una volta mi darai la mano.

    In ginocchio, decisa,
    Sarai una statua davanti all'eterno,
    come già ti vedeva
    quando eri ancora in vita.

    Alzerai tremante le vecchie braccia,
    come quando spirasti
    dicendo: Mio Dio, eccomi.

    E solo quando m'avrà perdonato,
    ti verrà desiderio di guardarmi.

    Ricorderai d'avermi atteso tanto,
    e avrai negli occhi un rapido sospiro.

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    1 min
  • Giuseppe Ungaretti 03 - Inno alla morte
    May 3 2026
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso

    Inno alla morte


    Amore, mio giovine emblema,
    Tornato a dorare la terra,
    Diffuso entro il giorno rupestre,
    E' l'ultima volta che miro
    (Appiè del botro, d'irruenti
    Acque sontuoso, d'antri
    Funesto) la scia di luce
    Che pari alla tortora lamentosa
    Sull'erba svagata si turba.

    Amore, salute lucente,
    Mi pesano gli anni venturi.

    Abbandonata la mazza fedele,
    Scivolerò nell'acqua buia
    Senza rimpianto.

    Morte, arido fiume...

    Immemore sorella, morte,
    L'uguale mi farai del sogno
    Baciandomi.

    Avrò il tuo passo,
    Andrò senza lasciare impronta.
    Mi darai il cuore immobile
    D'un iddio, sarò innocente,
    Non avrò più pensieri nè bontà.

    Colla mente murata,
    Cogli occhi caduti in oblio,
    Farò da guida alla felicità.

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    2 mins
  • Giuseppe Ungaretti 02 - Sono una creatura
    May 2 2026
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso:

    Sono una creatura

    Poesia inserita ne Il porto sepolto (1916) e poi riconfluita ne L’allegria, richiama da vicino Veglia non solo per il tema e l’ambientazione nei disperati mesi della guerra al fronte, ma anche per determinate scelte tecniche tipicamente ungarettiane (i versi spezzati e senza punteggiatura che isolano la “parola nuda” e altamente significativa, l’uso del participio per scandire la progressione sintattica, la ricerca lessicale molto scrupolosa anche in un testo di misura breve o brevissima come questo, l’uso del procedimento analogico).Metro: versi liberi.

    Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916

    Come questa pietra
    del monte San Michele
    così fredda
    così dura
    così prosciugata
    così refrattaria
    così totalmente
    disanimata

    Come questa pietra
    è il mio pianto
    che non si vede
    La morte
    si sconta
    vivendo



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    1 min
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