• Giuseppe Ungaretti 05 - Caino
    May 4 2026
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso 05

    Caino

    Corre sopra le sabbie favolose
    E il suo piede è leggero.
    O pastore di lupi,
    Hai i denti della luce breve
    Che punge i nostri giorni.
    Terrori, slanci,
    Rantolo di foreste, quella mano
    Che spezza come nulla vecchie querci,
    Sei fatto a immagine del cuore.
    E quando è l'ora molto buia,
    Il corpo allegro
    Sei tu fra gli alberi incantati?
    E mentre scoppio di brama,
    Cambia il tempo, t'aggiri ombroso,
    Col mio passo mi fuggi.
    Come una fonte nell'ombra, dormire!
    Quando la mattina è ancora segreta,
    Saresti accolta, anima,
    Da un'onda riposata.
    Anima, non saprò mai calmarti?
    Mai non vedrò nella notte del sangue?
    Figlia indiscreta della noia,
    Memoria, memoria incessante,
    Le nuvole della tua polvere,
    Non c'è vento che se le porti via?
    Gli occhi mi tornerebbero innocenti,
    Vedrei la primavera eterna
    E, finalmente nuova,
    O memoria, saresti onesta.

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    3 mins
  • Giuseppe Ungaretti 04 - La madre
    May 4 2026
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso 04

    La madre

    E il cuore quando d'un ultimo battito
    avrà fatto cadere il muro d'ombra
    per condurmi, Madre, sino al Signore,
    come una volta mi darai la mano.

    In ginocchio, decisa,
    Sarai una statua davanti all'eterno,
    come già ti vedeva
    quando eri ancora in vita.

    Alzerai tremante le vecchie braccia,
    come quando spirasti
    dicendo: Mio Dio, eccomi.

    E solo quando m'avrà perdonato,
    ti verrà desiderio di guardarmi.

    Ricorderai d'avermi atteso tanto,
    e avrai negli occhi un rapido sospiro.

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    1 min
  • Giuseppe Ungaretti 03 - Inno alla morte
    May 3 2026
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso

    Inno alla morte


    Amore, mio giovine emblema,
    Tornato a dorare la terra,
    Diffuso entro il giorno rupestre,
    E' l'ultima volta che miro
    (Appiè del botro, d'irruenti
    Acque sontuoso, d'antri
    Funesto) la scia di luce
    Che pari alla tortora lamentosa
    Sull'erba svagata si turba.

    Amore, salute lucente,
    Mi pesano gli anni venturi.

    Abbandonata la mazza fedele,
    Scivolerò nell'acqua buia
    Senza rimpianto.

    Morte, arido fiume...

    Immemore sorella, morte,
    L'uguale mi farai del sogno
    Baciandomi.

    Avrò il tuo passo,
    Andrò senza lasciare impronta.
    Mi darai il cuore immobile
    D'un iddio, sarò innocente,
    Non avrò più pensieri nè bontà.

    Colla mente murata,
    Cogli occhi caduti in oblio,
    Farò da guida alla felicità.

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    2 mins
  • Giuseppe Ungaretti 02 - Sono una creatura
    May 2 2026
    Giuseppe Ungaretti legge se stesso:

    Sono una creatura

    Poesia inserita ne Il porto sepolto (1916) e poi riconfluita ne L’allegria, richiama da vicino Veglia non solo per il tema e l’ambientazione nei disperati mesi della guerra al fronte, ma anche per determinate scelte tecniche tipicamente ungarettiane (i versi spezzati e senza punteggiatura che isolano la “parola nuda” e altamente significativa, l’uso del participio per scandire la progressione sintattica, la ricerca lessicale molto scrupolosa anche in un testo di misura breve o brevissima come questo, l’uso del procedimento analogico).Metro: versi liberi.

    Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916

    Come questa pietra
    del monte San Michele
    così fredda
    così dura
    così prosciugata
    così refrattaria
    così totalmente
    disanimata

    Come questa pietra
    è il mio pianto
    che non si vede
    La morte
    si sconta
    vivendo



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    1 min
  • Giuseppe Ungaretti 01 - presentazione
    May 2 2026
    Ungaretti legge se stesso...

    È un disco composito, quello che presentiamo, in memoria e in omaggio di Giuseppe Ungaretti. Ungaretti che legge se stesso, attori come Alberto Lupo e Giancarlo Sbragia che leggono un'antologia dalle raccolte ungarettiane, un tentativo di presentazione ragionata delle ultime poesie d'amore del poeta. Ungaretti che legge se stesso.
    In tanti lo hanno ascoltato, lo hanno visto. Non tutti forse hanno capito che Ungaretti, quando leggeva i suoi versi, era come se ripercorresse l'iter creativo della sua poesia. Ma quelli che più si intendono di queste cose l'avevano capito bene.
    E in occasione degli Ottantanni del Poeta, ad esempio, in una trasmissione radiofonica in omaggio a lui, Streler disse che l'unico modo che conosceva per poter leggere Ungaretti era di cercare di imitarlo. E Gassman disse che non se la sentiva di leggere poesie di Ungaretti, avendolo appunto ascoltato direttamente. Ungaretti legge una scelta di poesie che vanno dal 1916 al 1953, abbracciando dunque quasi l'intero arco della sua ispirazione poetica.

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  • I Fioretti dei padri del deserto - 6
    Apr 29 2026
    I fioretti dei Padri del deserto - episodio 6


    “I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe. Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelare nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». I detti e i fatti dei Padri furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.”

    Cristina Campo, introduzione a "Detti e fatti dei Padri del deserto", SE, 2023.

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    31 mins
  • I Fioretti dei padri del deserto - 5
    Apr 28 2026
    I fioretti dei Padri del deserto - episodio 5


    “I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe. Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelare nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». I detti e i fatti dei Padri furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.”

    Cristina Campo, introduzione a "Detti e fatti dei Padri del deserto", SE, 2023.

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    30 mins
  • I Fioretti dei padri del deserto - 4
    Apr 27 2026
    I fioretti dei Padri del deserto - episodio 4


    “I maestri cristiani del deserto fiorirono, esplosero in un attimo che durò tre secoli, dal III al VI dopo Cristo. Da poco Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, spezzando il dogma di Commodo, e sottratto con dolcezza la giovane religione al terreno meravigliosamente umido del martirio, alla stagionatura incomparabile delle catacombe. Questo significava, evidentemente, consegnarla a quel mortale pericolo che rimase tale per diciotto secoli: l’accordo col mondo. Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile. In realtà, la maggior parte di quei detti fu pronunciata per non rivelare nulla, così come la vita di quegli uomini volle essere tutta quanta la vita di «un uomo che non esiste». I detti e i fatti dei Padri furono raccolti in ogni tempo con estrema pietà perché, appunto, erano quasi sempre noci durissime, inscalfibili, da portare su di sé tutta la vita, da schiacciare tra i denti, come nelle fiabe, nell’attimo dell’estremo pericolo, e inoltre i Padri rifiutavano, per lo più, recisamente di scrivere. Furono raccolti in pergamene: greche, copte, armene, siriache. In quelle pergamene non furono perpetuati soltanto gli oracoli e i portenti dei Padri e dei loro discepoli, ma anche quelli di certi incogniti secolari che praticavano segretamente i loro precetti e, nascosti in quelle metropoli che i Padri abominavano, furono qualche volta maestri ai loro maestri.”


    Cristina Campo, introduzione a "Detti e fatti dei Padri del deserto", SE, 2023.

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    28 mins