• Il tè Matcha, vittima del proprio successo
    Oct 27 2026
    Un prodotto vittima del proprio successo. Avete presente quella bevanda verde brillante, spesso servita con latte, ghiaccio e magari una bella decorazione, che impazza sui video nei telefonini? Ebbene, quel verde sembra diventato il colore del benessere contemporaneo. Il Matcha è trendy perché è insieme salutista e fotogenico. Ma non è poi così divertente po’ per chi deve produrlo. Perché la domanda mondiale è esplosa, ma la natura non segue i ritmi degli algoritmi.
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  • Tutto il bello e il brutto di un fuori menù
    Oct 20 2026
    É bello quando al ristorante il cameriere propone un piatto fuori menù. Perché spesso significa che lo chef ha trovato qualcosa di speciale al mercato, un pesce appena finito nelle reti, un cesto di funghi arrivati freschi freschi dal bosco, un prodotto di stagione disponibile soltanto per pochi giorni. E ha deciso di cucinarlo, anche se non era previsto nella consueta carta. Insomma, il fuori menù è un po’ come il privilegio di una limited edition, una fortunata occasione da cogliere al volo, prima che finisca. E poi racconta una cucina viva, che non si limita a ripetere ogni giorno gli stessi piatti, ma sa lasciarsi sorprendere dalla disponibilità e dalla qualità degli ingredienti. Il piatto fuori menù raramente delude il palato. Peccato che, qualche volta, la sorpresa più grande arrivi alla fine. Quando si presenta il conto.
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  • Bambini al ristorante: basta con le pennette al sugo
    Oct 13 2026
    C’è una domanda che dovremmo farci ogni volta che entriamo in un ristorante con un bambino: vogliamo che mangi quello che già conosce o che scopra qualcosa di nuovo?
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  • Bere senza alcol non è più da sfigati
    Oct 6 2026
    Una serata qualunque in un locale nel 2016. Per me una birra analcolica, grazie. Ed ecco tutti gli amici immediatamente. “Perché, non bevi?” Come se dietro quel boccale dovesse esserci necessariamente una ragione: una dieta, una gravidanza, una malattia, un problema etico con l’alcol. Ma a distanza di 10 anni quella domanda sa di vecchio.
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  • Il vino, la penna e l’IA
    Sep 29 2026
    Il 9 settembre a Londra sono stati assegnati i 67 Pall Mall Global Wine Communicator Awards, premi dedicati a chi racconta il vino, attraverso articoli, video e podcast. Nella categoria dei testi brevi a vincere è stata la sommelier nigeriana Fikayo Ifaturoti, che da anni vive e lavora a Londra, dove cerca di allargare il vocabolario tradizionale della degustazione alla cultura africana. Si è aggiudicata il premio, del valore di tremila sterline, con un articolo che mette insieme uno Stradivari e una bottiglia di Bollinger Vieilles Vignes Françaises del 1969. Alcuni giornalisti e critici di vino leggono il testo e cominciano a sentire puzza di bruciato. Ma forse sarebbe meglio dire che sentono odore di algoritmo.
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  • Il cibo più sexy del momento è il formaggio dei nonni
    Sep 22 2026
    È un formaggio fresco, con una consistenza morbida fatta di piccoli grumi. Il cottage cheese, da noi noto come fiocchi di latte, negli stati uniti è considerato un alimento per anziani: magro, masticabile, poco saporito, si associa di più alle diete ipocaloriche che a ricette divertenti.
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  • A cena fuori: il galateo dello smartphone
    Sep 15 2026
    Oh ecco il piatto è arrivato. Bello, caldo, e ne viene un profumino. Eppure prima della forchetta, fermi tutti: per fargli festa prendiamo il cellulare. Non si mangia ancora. Prima la foto. Anzi, aspetta, spostiamo il bicchiere. Avvicina un po’ il piatto. No, così c’è l’ombra. Aspetta che faccio anche un video mentre aggiungo il parmigiano. E nel frattempo la pasta si raffredda. Da una ventina di anni questo è diventato un modo di stare a tavola. E i ristoratori ne erano felicissimi: ogni fotografia su Instagram era visibilità gratuita, ogni tag una piccola campagna di comunicazione, ogni cliente un potenziale influencer. Ma ora qualcosa sta cambiando.
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  • Influencer a tavola, la crisi dell’“è tutto buonissimo“
    Sep 8 2026
    Per anni abbiamo detestato lo strapotere dei critici gastronomici. Pochi signori, armati di taccuino e forchetta, capaci con un voto o una stella di decretare la fortuna di un ristorante. Poi sono arrivati i social network e ci è sembrato che tutto fosse diventato più democratico. Non serviva più aspettare la guida dell'anno successivo o leggere la recensione dell'esperto. Bastava aprire Facebook, poi Instagram, poi TikTok. Finalmente tutti potevano raccontare dove avevano mangiato e, soprattutto, tutti potevano giudicare. A mettere nero su bianco tutti i dubbi del caso è Stephen Buranyi sul Guardian, in un reportage dal titolo piuttosto eloquente: “Una crisi di autenticità: la verità sui food influencer”.
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